Premessa: l'autismo e il disturbo da stress post-traumatico condividono alcune caratteristiche nelle manifestazioni, ma la vulnerabilità delle persone autistiche a vivere esperienze traumatiche e sviluppare PTSD è stata a lungo sottovalutata.

Essere autistici significa spesso confrontarsi, fin dalla giovane età, con esperienze di vita che possono risultare traumatiche. Per molte persone nello Spettro, questi eventi tendono ad accumularsi, aumentando il rischio di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico (PTSD) grave e persistente. Riconoscere questa connessione è essenziale per fornire il supporto adeguato e aiutare queste persone ad affrontare e superare tali difficoltà.


Spesso, i comportamenti considerati "dirompenti" nei bambini autistici vengono fraintesi e liquidati come semplici problemi comportamentali. Questa percezione superficiale non tiene conto delle reali cause sottostanti e contribuisce a creare imbarazzo o disagio negli altri, con il rischio di portare alla stigmatizzazione, all'esclusione sociale e all'emarginazione della persona autistica.

Invece di cercare di comprenderne le ragioni, questi comportamenti vengono erroneamente attribuiti a una presunta cattiva educazione o a una diversità che non si è disposti ad accettare o decodificare.

C'è molto di più dietro questi comportamenti. Come per tutti gli esseri umani, le emozioni giocano un ruolo centrale nella vita di una persona autistica e, anche in caso di buona intelligenza, può risultare difficile gestirle o esprimerle in modo adeguato alle aspettative sociali.

Quando il dolore interno diventa troppo grande per essere comunicato, può manifestarsi attraverso episodi di meltdown, shutdown o tantrum. Questi comportamenti estremi non sono altro che risposte dirette a un sovraccarico sensoriale, emotivo o cognitivo, che la persona non riesce più a sostenere.

Il meltdown, ad esempio, è un improvviso e intenso scoppio emotivo che può verificarsi in una persona autistica. Durante questo evento, l'eccesso di attivazione del sistema nervoso autonomo genera una sensazione di pericolo imminente, rendendo impossibile il controllo del comportamento. Questa reazione non è una scelta, ma una risposta fisiologica e psicologica a uno stress insostenibile.

Un meltdown può essere traumatico sia per chi lo vive sia per chi assiste, manifestandosi con comportamenti come grida, pianto, violenza verbale o fisica, o totale chiusura in sé stessi. In alcuni casi, la persona può non ricordare ciò che è accaduto, a causa dell'intensità dell'episodio.

In sintesi, i comportamenti dirompenti dei bambini nello spettro autistico sono spesso fraintesi e sottovalutati. In realtà, sono la conseguenza di un'emozionalità intensa e di un'incapacità di gestire i sovraccarichi sensoriali, emotivi o cognitivi. Bisognerebbe cercare di comprendere questi comportamenti senza giudicarli.


Autismo: un piccolo recap

L'autismo è uno stile di funzionamento neurologico che può comportare difficoltà nella comunicazione e nell'interazione sociale. Sebbene queste caratteristiche accompagnino l'intero arco di vita dell'individuo, interventi mirati ed educativi possono migliorare significativamente la qualità della vita delle persone nello spettro autistico.

L'autismo è una condizione complessa che coinvolge tre aree principali: comunicazione, interazione sociale e modalità di pensiero. Queste caratteristiche si manifestano in modo unico in ogni individuo, ma possono includere:

  • Comunicazione: difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale, come nell'uso e nella comprensione del linguaggio o nell'interpretazione di gesti e segnali sociali.
  • Interazione sociale: difficoltà nel comprendere ed esprimere le proprie emozioni o nell'interpretare espressioni facciali, gesti e tono di voce degli altri.
  • Immaginazione: una tendenza a focalizzarsi su interessi specifici e ripetitivi, che può limitare la varietà di esperienze o attività.

Uno degli aspetti più importanti da ricordare quando si parla di neurodivergenza, è che l'autismo non deve essere visto solo come un insieme di difficoltà: comprendere e supportare queste differenze consente infatti di valorizzare le capacità uniche di ogni persona autistica.

Se vuoi approfondire abbiamo scritto in dettaglio: Cos'è l'autismo in poche parole?


Approfondiamo

Come persona che ha imparato a convivere con l'autismo, posso testimoniare che in passato, il mio comportamento era spesso considerato strano o eccentrico. Tuttavia, ora che ho imparato a conoscere me stesso e a gestire le mie emozioni, sono in grado di comprendere il motivo di questi comportamenti e il disagio che vi era sottostante. questo non significa che non commetta ancora errori, ma la consapevolezza mi aiuta a riconoscerli più facilmente e a chiedere aiuto se ne ho bisogno.

Ho imparato a conoscere di più me stesso e a gestire meglio le mie emozioni

L'autismo a volte rende le persone estremamente sensibili, ma spesso, a causa della difficoltà nell'espressione delle emozioni, queste possono essere vissute come un sovraccarico sensoriale, emotivo o cognitivo, portando a comportamenti come Meltdown, Shutdown o Tantrum. Ora che ho imparato (sto ancora imparando, apprendo ogni giorno N.d.R.) a gestire questi aspetti, posso affermare di essere in grado di vivere una vita più serena e appagante. Vediamo di cosa si tratta nel dettaglio.


Meltdown

La National Autistic Society (2017) definisce i meltdown (crolli) come:

'Un crollo è 'una risposta intensa a situazioni travolgenti'.

Il meltdown una manifestazione emotiva violenta, improvvisa e pressoché incontrollabile, apparentemente simile a un forte capriccio quando si è bambini, a cui, più frequentemente rispetto alla media, sono soggetti bambini e adulti con diagnosi di autismo, sindrome di Asperger, FASD o altre neurodivergenze.

I meltdown sono il risultato di un completo sovraccarico in una situazione in cui le persone autistiche si trovano. È una temporanea perdita di controllo comportamentale. Durante un Meltdown, l'eccesso di energia del sistema nervoso autonomo porta alla perdita di controllo del comportamento e a un'enorme difficoltà di calmarsi. È stato descritto come una manifestazione di difesa traumatica sia per la persona che per chi vi assiste.

Il meltdown può manifestarsi con comportamenti come violenza fisica o verbale, chiusura in sé stessi, emissioni vocali intense o pianto, lasciando spesso conseguenze emotive e fisiche durature. Durante un episodio di questo tipo, la persona potrebbe non ricordare ciò che è accaduto, a causa dell'intensità emotiva e del sovraccarico. I meltdown tendono a diventare più frequenti o intensi in periodi particolarmente stressanti, spesso innescati da cambiamenti improvvisi, sovraccarichi sensoriali o forti sollecitazioni emotive.

Per gestire un meltdown, è fondamentale offrire alla persona un ambiente tranquillo, riducendo al minimo gli stimoli sensoriali come rumori, luci intense o interazioni non necessarie. È importante rispettare i suoi tempi, lasciandola calmare senza pressioni o interventi invasivi. Durante un meltdown, le persone autistiche possono incontrare enormi difficoltà nel regolare le proprie emozioni e reazioni, poiché il loro sistema nervoso è in uno stato di sovraccarico. Un approccio rispettoso e privo di giudizi può fare la differenza nel favorire il loro recupero.

Sei un tipo metodico! Sì mi serve per gestire al meglio il cambiamento.

Ad esempio, una persona autistica potrebbe ricordare uno dei suoi peggiori meltdown, magari durante un esame di ammissione dopo un cambio di scuola. È successo anche a me, ben due volte. Questi episodi sono spesso il risultato dello stress accumulato, amplificato da ipersensibilità sensoriale e da una modalità sociale e cognitiva differente.

L'ambiente scolastico, in particolare, può diventare estremamente difficile per una persona autistica. Rumori, confusione, luci al neon, contatto fisico e una socializzazione imposta dalla maggioranza spesso contribuiscono a creare un contesto invivibile. A questo si aggiungono le dinamiche di esclusione o bullismo, che colpiscono chi è percepito come diverso. Tuttavia, ricevere una diagnosi di autismo può rappresentare una svolta: molte persone scoprono di non essere sole nelle loro difficoltà e si rendono conto che queste esperienze sono condivise da altri nello spettro autistico.


Young people explain meltdowns | Ambitious about Autism


Come si innesca un Meltdown?

Il meltdown è un evento che può essere scatenato da una varietà di fattori. È importante ricordare che l'autismo è uno spettro ampio e che ogni persona autistica è unica, quindi le cause di un meltdown non sono universali. Tuttavia, alcune situazioni comuni possono agire come inneschi. Tra queste, troviamo periodi di forte stress, ansia, frustrazione o disperazione intensa, che possono manifestarsi con espressioni di rabbia, distruzione di oggetti o, in alcuni casi, aggressività verso altre persone.

Molti meltdown derivano da un sovraccarico sensoriale o emotivo. Ad esempio, un ambiente rumoroso o caotico, una situazione imbarazzante o particolarmente stressante, un cambiamento improvviso di routine o regole rigide possono agire come trigger per alcune persone autistiche. Il termine trigger (innesco) si riferisce a quegli elementi o situazioni che possono avviare il processo che culmina in un meltdown. Sebbene il termine sia spesso associato al PTSD, in questo contesto descrive inneschi che sovraccaricano il sistema sensoriale o emotivo.

Un paragone utile può essere tratto dalla fisiologia: il meccanismo del potenziale d'azione nei neuroni. Questo processo, noto anche come "spike" o impulso nervoso, rappresenta una rapida sequenza di eventi che portano a una reazione intensa e momentanea. Allo stesso modo, un meltdown è una risposta acuta e rapida a un sovraccarico, un segnale che il sistema della persona ha raggiunto il suo limite.

L'AP (potenziale d'azione) è un evento fisiologico caratterizzato da un aumento rapido dell'energia di una cellula seguito da una discesa lungo una traiettoria coerente. Questo fenomeno si verifica in diverse tipologie di cellule animali, conosciute come cellule eccitabili, tra cui neuroni, cellule muscolari e cellule endocrine, oltre a alcune cellule vegetali. In pratica, il potenziale d'azione rappresenta un meccanismo di comunicazione rapido ed efficace tra le cellule eccitabili, consentendo loro di inviare segnali elettrici e trasmettere informazioni a velocità elevate.
Spike Action Potential Phases - img Wikipedia

Ricordiamo tuttavia che ognuno ha le proprie sensibilità e idiosincrasie sensioriali e che è importante conoscere i propri limiti e bisogni individuali per prevenire o gestire un meltdown.

Gli inneschi di un meltdown possono essere esterni, come:

  1. Troppe richieste alla persona autistica.
  2. Cambiamenti inaspettati nei piani o nelle routine.
  3. Sovraccarico sensoriale.
  4. Sovraccarico sociale: essere esposti a troppe interazioni sociali (particolarmente rilevanti per l'innesco).
  5. Sovraccarico sensoriale: ipersensibilità a rumori, odori, sensazioni tattili, ecc.
  6. Sovraccarico di informazioni – ad es. Tentativo di elaborare troppe istruzioni contemporaneamente
  7. Sovraccarico emotivo: chiedere aiuto può essere estremamente difficile quando esprimere i propri sentimenti e bisogni risulta complicato. Questa difficoltà nell'esternare ciò che si prova può amplificare il senso di frustrazione e isolamento, rendendo il sovraccarico emotivo ancora più intenso.
  8. Imprevedibilità: le persone autistiche possono incontrare difficoltà con il pensiero flessibile, rendendo i cambiamenti improvvisi o le situazioni inaspettate particolarmente stressanti. L'incapacità di prevedere cosa accadrà può generare ansia, disorientamento e un senso di perdita di controllo, contribuendo al sovraccarico emotivo e cognitivo.

Ma il sovraccarico può anche derivare da, o essere esacerbato da, fattori scatenanti interni:

  1. Provare vergogna o senso di colpa.
  2. Sentirsi inadeguati.
  3. Sentirsi vittime di un'ingiustizia.

Come riconoscere i segnali di un inizio di meltdown nei bambini e negli adulti autistici

I meltdown raramente si manifestano all’improvviso; spesso sono preceduti da segnali che indicano un crescente stato di disagio. Riconoscere questi segnali è fondamentale per intervenire tempestivamente e prevenire l’escalation.


Mount St. Helens Eruption. The Gary Rosenquist, AI interpolated landslide and eruption sequence.


Nel caso di bambini e adulti autistici, tali segnali possono essere espressi attraverso comportamenti o gesti specifici.

Ecco alcuni esempi comuni di segnali che possono emergere nella fase iniziale di un meltdown:

  • Dondolarsi: un movimento ritmico che può aiutare a cercare autoregolazione.
  • Stimolarsi: aumentare comportamenti autostimolatori come battere le mani o sfregarsi le dita.
  • Cercare rassicurazione: fare domande ripetitive per trovare un senso di controllo o prevedibilità.
  • Diventare molto silenzioso: un improvviso ritiro dal contesto sociale, segno di un sovraccarico in crescita.
  • Chiedere di andarsene: esprimere il desiderio di lasciare l’ambiente che causa disagio.
  • Fidgeting o stimming: comportamenti autostimolatori ripetitivi, come tamburellare con le dita, manipolare oggetti o muoversi nervosamente.
  • Scappare via: un tentativo istintivo di allontanarsi dalla fonte di sovraccarico.

Osservare e interpretare correttamente questi segnali consente di intervenire nel momento giusto, offrendo supporto e creando un ambiente sicuro per evitare che il meltdown si sviluppi completamente.


Come identificare i fattori scatenanti di un meltdown in un bambino o adulto autistico

Utilizzare la matrice ABC per identificare e prevenire il meltdown

La matrice ABC (Antecedente, Comportamento, Conseguenza) è uno strumento utile per riconoscere i segni premonitori di un meltdown e intervenire tempestivamente. Questo approccio richiede un’analisi attenta del comportamento e una capacità di osservazione, ed è applicabile in ogni momento in cui si sospetta un possibile innesco.

Esempio pratico

  • A - Antecedente: Il bambino è seduto a guardare la TV.
  • B - Behavior/Comportamento: Il bambino inizia a picchiettarsi il naso.
  • C - Conseguenza: La mamma gli dice ad alta voce di smettere.

la Conseguenza C potrebbe involontariamente condurre ad un esito indesiderato: il meltdown, ad esempio se il comportamento B serviva a ridurre l'arousal in una situazione già stressante per qualche ragione. Il meltdown potrebbe verificarsi perché interrompendo la possibilità che il bambino ha di calmarsi, l'escalation aumenta fino a superare il punto di non ritorno.

Come intervenire nella fase B

Intercettare il comportamento durante la fase B (Comportamento) offre un'opportunità per prevenire l'escalation verso il meltdown. Ecco cosa fare:

  1. Fornire un’alternativa che mantenga il comportamento: Offri al bambino un oggetto sensoriale, come una pallina antistress o un giocattolo da manipolare, per canalizzare il bisogno di stimolazione in modo più funzionale.
  2. Creare un ambiente tranquillo: Se possibile, riduci i fattori di stress ambientale, come abbassare il volume della TV o rimuovere stimoli eccessivi.
  3. Usare un tono calmo e rassicurante: Evita di alzare la voce o usare un tono autoritario. Una comunicazione gentile aiuta il bambino a sentirsi più sicuro e meno sopraffatto.
  4. Riconoscere il comportamento come segnale di disagio: Capire che il picchiettarsi il naso non è un comportamento "sbagliato", ma un possibile segnale di disagio sensoriale o emotivo, permette di agire con empatia e comprensione.

Conclusione

Applicare la matrice ABC non solo aiuta a identificare i segnali precoci di un meltdown, ma consente anche di costruire strategie personalizzate per aiutare il bambino a gestire il proprio stress in modo più efficace. Questo approccio non si limita a prevenire il meltdown, ma favorisce una relazione di fiducia tra genitore e bambino.


Considerazione 1: perchè è accaduto il Meltdown?

Il meltdown avviene di solito per un fraintendimento, in questo caso, dell'azione B. Probabilmente il comportamento B era un segnale del bambino autistico per ottenere una delle seguenti reazioni:

  1. Attenzione: ricerca di attenzione da parte di un'altra persona
  2. Evasione: necessità di evadere da quello stimolo o da quella sensazione
  3. Sensoriale: il bambino si picchiettava il naso per stimming e gestire l'ansia ad esempio di alcune percezioni interne o esterne. Lo stimming, come scritto nel piccolo glossario delle disabilità, sono comportamenti ripetitivi, stereotipati, che aiutano a tranquillizzare e riequilibrare il sovraccarico. Può essere fisico e tattile, visivo, uditivo.
  4. Accesso ai beni tangibili: ovvero accesso a oggetti o stimoli per avere un break da un altro stimolo sensoriale.

Considerazione 2: Ho intercettato il meltdown, e ora?

Se riesci a identificare i segnali di un meltdown in fase iniziale, intervenire con le strategie giuste può fare una grande differenza. Ecco alcune azioni che possono aiutare:

  1. Distrazione: Offri al bambino o all’adulto un’attività alternativa o un oggetto che possa catturare la loro attenzione e distoglierli dalla fonte dello stress. Può trattarsi di un giocattolo sensoriale, un video rilassante o un’attività familiare e piacevole.
  2. Promemoria visivi: Fornisci indicazioni visive semplici, come immagini o simboli, per aiutare la persona a focalizzarsi su ciò che sta accadendo e mantenere il controllo. I promemoria visivi possono ridurre l’ansia legata alla confusione o all’incertezza.
  3. Rimuovere la persona dall’ambiente stressante: Se possibile, accompagna il bambino o l’adulto in un luogo più tranquillo, privo di stimoli eccessivi. Un ambiente calmo può aiutare a prevenire l’escalation.
  4. Rimuovere la causa dello stress: Se è chiaro quale sia il fattore scatenante (ad esempio, un rumore forte o una luce intensa), cerca di eliminarlo o attenuarlo il più rapidamente possibile.
  5. Rassicurazioni verbali: Anche se può sembrare un gesto banale, un tono di voce calmo e rassicurante può avere un impatto positivo. Frasi come “Va tutto bene” o “Sei al sicuro” possono contribuire a ridurre l’ansia e a far sentire la persona compresa e sostenuta.

Cosa fare se il meltdown è già iniziato?

Nonostante le migliori capacità di osservazione e prevenzione, dobbiamo accettare che non sempre è possibile evitare un meltdown. Il mondo è imprevedibile e, in molte circostanze, non possiamo avere il controllo su tutto. Quando il meltdown è in corso, la priorità assoluta diventa garantire la sicurezza della persona autistica e di chi le sta intorno.

Azioni pratiche per gestire il meltdown:

Mettere al sicuro il bambino o l’adulto:

Se il bambino rischia di ferirsi o ferire gli altri, valuta se è possibile tenerlo in braccio. Questo deve essere fatto solo se sai che il contatto fisico lo calma e gli dà sicurezza. Se invece il bambino non tollera il contatto durante un meltdown, evita assolutamente di abbracciarlo, perché potrebbe peggiorare la situazione.

Per gli adulti, o se il contatto fisico non è un’opzione, utilizza tappetini antiurto o cuscini per attutire eventuali colpi contro pareti, pavimenti o mobili.

Ridurre i rischi nell’ambiente:

Allontana oggetti fragili o pericolosi dal raggio d’azione della persona.

Se ci sono altre persone nelle vicinanze, specialmente bambini o persone fragili, spostale in un luogo sicuro per evitare che vengano accidentalmente coinvolte.

Evitare interventi invasivi:

Non cercare di fermare il meltdown con richiami, urla o imposizioni. Questo potrebbe intensificare la reazione e aumentare il livello di stress.

Mantieni un tono calmo e non minaccioso, parlando solo se necessario e usando poche parole semplici, come: "Sei al sicuro, sono qui per aiutarti."

Aspettare con pazienza:

Ricorda che un meltdown è un processo che deve fare il suo corso. Una volta esaurito, la persona inizierà a calmarsi gradualmente.

Accettare il meltdown come parte della realtà:

È fondamentale comprendere che un meltdown non definisce la persona autistica. È una reazione a un sovraccarico e non rappresenta la loro modalità di funzionamento quotidiano.


Considerazioni finali:

Gestire un meltdown richiede empatia, pazienza e preparazione. Ogni episodio è un’esperienza unica e, con il tempo, puoi imparare quali strategie funzionano meglio per il tuo bambino o per la persona che supporti. L’obiettivo non è solo evitare "il peggio", ma offrire comprensione e supporto in un momento di difficoltà estrema.


Shutdown

Quando una persona autistica vive uno shutdown, il suo corpo e la sua mente reagiscono come un interruttore che si spegne. Questo fenomeno si verifica quando il sovraccarico di emozioni, stimoli sensoriali (come suoni e luci) o pensieri diventa insostenibile. Durante uno shutdown, la persona può sembrare estraniata dall’ambiente e dal proprio corpo, incapace di interagire o rispondere. È importante comprendere che questo stato non è una scelta, ma una reazione automatica del sistema nervoso per proteggersi da un sovraccarico insopportabile.

Ricordate l’esempio del meltdown come un vulcano in eruzione? Lo shutdown è il contrario: uno spegnimento completo del sistema, come se ogni energia venisse diretta verso la sopravvivenza interna, lasciando l’esterno in sospeso. Anche se può sembrare spaventoso per chi lo osserva, è una risposta naturale dell’organismo a un eccesso di stimoli.


Un shutdown autistique


Quando una persona sta vivendo uno shutdown, è fondamentale avvicinarsi con calma e trasmettere sicurezza. Evita di alzare la voce, criticare o punire, poiché queste reazioni possono peggiorare la situazione. Invece, crea un ambiente tranquillo e privo di stimoli eccessivi, che consenta alla persona di recuperare gradualmente.

Dopo lo shutdown, è altrettanto importante offrire supporto continuo e comprensione. Mostrare empatia e rispetto per i suoi tempi di recupero aiuta a ristabilire un senso di sicurezza e a favorire il suo benessere.

Posso raccontarvi di una volta in cui ho avuto uno Shutdown mentre stavo cucinando con la mia compagna.

Tutto sembrava perfetto, ma poi i miei sensi sono stati sopraffatti: l’odore e il rumore della cucina si sono intensificati fino a diventare insostenibili. All’improvviso, mi sono sentito intrappolato dentro me stesso, come se il mio sistema nervoso avesse deciso di spegnersi per proteggermi da quel sovraccarico. Non riuscivo più a parlare, né a muovermi; ero estraniato dal mio corpo, fluttuando in una sorta di limbo.

Ho chiesto alla mia compagna di potermi ritirare a riposare. Lei è stata straordinaria: si è avvicinata con calma e rassicurazione, comprendendo immediatamente che stavo attraversando uno shutdown. Mi ha offerto il supporto di cui avevo bisogno, creandomi uno spazio sicuro che mi ha aiutato a recuperare e a ritrovare un senso di equilibrio.


Era come se il mio sistema nervoso parasimpatico avesse deciso di proteggermi dall'eccesso di stimoli e avesse "Ciao bello! Spengo il sistema".

L'unica cosa che sono riuscito a dire è stato: "mi sto spegnendo, ho molto sonno, posso stradiarmi?"

Mi sono sentito come se la mia coscienza fosse estraniata dal corpo e fluttuasse in un limbo in cui non riuscivo a parlare né a muovermi. Questo è solo un esempio di come lo shutdown possa accadere a chiunque, ma con il supporto giusto e la comprensione, possiamo superarlo insieme.


Autistic Burnout vs Shutdown

L’esaurimento autistico (autistic burnout) è un fenomeno distinto sia dallo shutdown che dal meltdown. Si tratta di uno stato di malessere prolungato che può persistere per settimane, mesi o addirittura anni. Secondo uno studio del 2020 condotto dall’Academic Autism Spectrum Partnership in Research and Education (AASPIRE), le persone autistiche descrivono l’esaurimento con tre caratteristiche principali: esaurimento cronico, perdita di abilità e ridotta tolleranza agli stimoli.

Durante un episodio di burnout, una persona autistica può trovare difficoltoso eseguire abilità o compiti che precedentemente erano alla sua portata. Inoltre, diventa più vulnerabile ai sovraccarichi sensoriali e alle situazioni stressanti.

Uno dei fattori chiave che contribuiscono all’esaurimento è il mascheramento (masking), ovvero il tentativo di nascondere i propri tratti autistici per adattarsi alle aspettative del mondo neurotipico. Lo studio ha evidenziato come il mascheramento, pur essendo una strategia spesso adottata per evitare il rifiuto o la stigmatizzazione, contribuisca all’accumulo di uno stress mentale ed emotivo definito come una sorta di "placca psichica". Questa pressione costante, nel tempo, può portare a un esaurimento profondo.

La brutale verità è che per una persona autistica, semplicemente esistere nel mondo è estenuante...

L’esaurimento autistico può essere scatenato da cambiamenti significativi nella vita, come un trasferimento, la perdita di una persona cara, l’ingresso in una nuova scuola o altri eventi di grande impatto. Tuttavia, spesso l’esaurimento – così come gli shutdown e i meltdown a breve termine – è il risultato di stress quotidiani costanti. Tra i principali fattori, spicca il masking (o camouflage, o mascherament): l’atto di nascondere i propri tratti autistici per adattarsi alle aspettative della società, che genera una pressione continua e logorante.


Tantrum

Il tantrum autistico può essere interpretato come una forma di espressione del disagio emotivo, sensoriale o cognitivo della persona autistica. Si tratta di un modo attraverso cui la persona comunica la propria insoddisfazione o frustrazione in un mondo che spesso non riesce a comprenderla. Sebbene comunemente definiti “capricci”, i tantrum autistici differiscono dal significato tradizionale del termine, poiché non sono necessariamente comportamenti manipolatori o intenzionali.

Questi episodi sono spesso collegati a un sovraccarico sensoriale o a difficoltà nelle abilità comunicative, che impediscono alla persona di esprimere i propri bisogni in maniera efficace. Possono anche essere legati a una rigidità nelle routine o nei comportamenti, nonché a difficoltà nella gestione delle proprie emozioni o nella comprensione di quelle altrui. Comprendere le cause sottostanti di un tantrum è fondamentale per rispondere con empatia e supporto, piuttosto che con giudizi o etichette inadeguate.

Quanti capricci! Smettila!

A livello scientifico, il tantrum autistico può essere associato a un’alterazione nella regolazione delle emozioni, in particolare nelle aree del cervello coinvolte nel sistema limbico. Questo sistema, che gioca un ruolo centrale nella gestione delle emozioni, può rendere più difficile per la persona autistica modulare frustrazioni, insoddisfazioni e stati emotivi intensi. Di conseguenza, queste difficoltà possono sfociare in una reazione comportamentale esplosiva, manifestandosi come un tantrum. Comprendere le basi neurobiologiche di questi episodi è fondamentale per sviluppare strategie di supporto più efficaci e mirate.


  • TantrumMeltdown
  • Orientato verso un obiettivo - guidato da un desiderio o un bisogno Reazione a qualcosa nell'ambiente
  • Solitamente guidato dal bisogno di un "pubblico" - controlla se stai prestando loro attenzione Reazione a sentirsi sopraffatti
  • Il comportamento cesserà quando il bambino avrà ottenuto ciò che desidera Non guidato dal bisogno di avere un "pubblico"
  • Non guidato dal comportamento orientato agli obiettivi, ad esempio, desiderare un oggetto
  • Si fermerà solo quando viene calmato o quando viene fornito supporto per riprendere il controllo

Per quanto riguarda la gestione del Tantrum autistico, è importante capire che si tratta di un comportamento dis-adattivo che deve essere compreso e gestito in modo costruttivo. In questo senso, è fondamentale fornire alla persona autistica un supporto affettivo, emotivo e cognitivo per aiutarla a comprendere e gestire i propri stati d’animo.

Anche se può essere difficile, ignorare il Tantrum è una delle tecniche più efficaci per gestirlo. Inoltre, è importante aiutare la persona a trovare alternative sane per esprimere la propria frustrazione e aiutarla a comprendere come ottenere ciò che desidera in modo più costruttivo. Potrebbe essere utile anche insegnare la comunicazione assertiva per aiutare la persona a esprimere i propri bisogni e desideri in modo chiaro e diretto.

Infine, ricorda di essere sempre paziente e comprensivo, e di fornire rinforzo positivo per i comportamenti adeguati. ♦


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